Il valore del Tempo
Il Tempo è stato il filo conduttore dell'edizione 2026 di Glance, il tema che ha ispirato il racconto di luoghi, persone ed eccellenze del territorio
Anna Magli

Pubblichiamo sul web i contenuti dell’edizione cartacea di Glance 2026, iniziando dagli editoriali: il punto di partenza ideale per scoprire il significato e le molte sfumature che hanno accompagnato questo viaggio.
Caro Lettore,
il numero di Glance che stai sfogliando è il primo di un progetto di rinnovamento che inauguriamo con l’edizione 2026. Nuova grafica, nuovi contributor, nuovi partner per arricchire la rivista di contenuti sempre più inediti e innovativi, senza dimenticare la cifra storica del magazine: fascino, esclusività, eccellenze. Abbiamo attivato anche il canale social LinkedIn, oltre a quelli tradizionali già operativi, per condividere con voi lettori anche dei contributi sonori, podcast con interviste ai protagonisti del nostro magazine.
Glance diventa ancora più ricco ma soprattutto interattivo. E’ molto importante per noi, infatti, entrare in connessione con i nostri lettori per raccoglierne opinioni e suggestioni, un valore aggiunto ai nostri stessi contributi.
Il leitmotiv ( fil rouge) di questo numero di Glance è il tempo.
Il tempo in cui scorrono il nostro presente, i nostri ricordi e i nostri progetti.
Il tempo della natura che muta ad ogni stagione.
Il tempo per consentire al vino di diventare nettare sulle nostre tavole o per trasformare i prodotti della terra per la nostra mensa.
Il tempo delle nuvole, del vento e del sole, quello che condiziona le nostre giornate ed il nostro umore.
Il tempo, come suggeriva Aristotele, è la misura del nostro cambiamento perché il mondo è un incessante mutare, una risorsa preziosa che può essere usata per crescere e realizzarsi.
Il tempo è quindi vita, è qualità della propria presenza con sé stessi e con gli altri.
Esistono fasi della vita, che ci pongono in una prospettiva diversa rispetto al tempo che viviamo, ma, esaurito naturalmente ognuno di questi periodi, la tentazione di molti è quella di adagiarsi in una comfort zone. È invece importante darsi nuovi orizzonti, mentali e fisici, cambiare punto di vista, rompere gli schemi a cui siamo abituati per rendere il nostro tempo sempre più prezioso.
È questa la filosofia che vogliamo raccontare in questo Glance che attraversa il tempo del 2026: lo scorrere degli eventi, delle nuove esplorazioni che arricchiscono la vita per imparare a dare valore e sostanza al proprio tempo, smettendo di ricorrere all’urgenza come cifra di buona parte della nostra esistenza e consentendogli di svolgere la sua funzione creatrice e generatrice. Dare valore al proprio tempo equivale a sapere a quali cose, persone, emozioni e sentimenti affidare “la buona parte dei propri respiri.”
Buona lettura.
Sandra Paoli
Editore GLANCE Garda&More
Il valore del tempo
Il tempo è la risorsa più preziosa e la più democratica: ogni giorno ciascuno di noi riceve lo stesso numero di ore. Ma non tutti ne fanno lo stesso uso: c’è chi le lascia scivolare via e chi sembra moltiplicarle. La percezione del tempo è fragile, mutevole: giornate che corrono leggere come sabbia tra le dita e altre che si trascinano lente.
Da secoli filosofi e scienziati si interrogano su questo mistero. Aristotele lo vedeva come misura del divenire: il battito che segna il cambiamento delle cose, il ritmo stesso della vita. Sant’Agostino lo definiva la realtà più intima che conosciamo e, al tempo stesso, la più difficile da spiegare. Per lui il tempo era intrecciato con l’anima: passato come memoria, presente come attenzione, futuro come attesa. Un’esperienza che non si misura con l’orologio, ma con la vita interiore.
Henri Bergson distingueva il tempo matematico da quello vissuto: non una sequenza di secondi che si susseguono, ma un flusso continuo, elastico, che scorre nella coscienza. È il tempo che sentiamo dentro di noi, che rallenta nei momenti difficili e accelera nella gioia.
Con Einstein, il tempo smette di essere un assoluto: scorre diversamente a seconda della velocità e della gravità, piegandosi con lo spazio. Non esiste più un unico tempo universale, ma molti tempi intrecciati, diversi per ciascuno. Una scoperta che ci ha mostrato quanto sia relativo anche ciò che credevamo più stabile.
Marcel Proust ci ha ricordato che “il vero paradiso è quello che abbiamo perduto”: un dettaglio, un profumo o una melodia possono riportarci a ciò che pensavamo svanito. È in quell’istante che il tempo diventa sostanza viva, identità, legame fra ricordo e presente.
Ma il tempo non è solo memoria: è anche urgenza. Viviamo immersi in agende fitte, notifiche incessanti, scadenze che si inseguono. Ogni giornata sembra non bastare mai, e la corsa diventa esperienza comune. L’era digitale ha accentuato questa pressione: messaggi che chiedono risposte immediate, notizie che si sovrappongono, stimoli continui che frantumano la nostra attenzione. È un presente che si consuma prima ancora di essere vissuto. In questa accelerazione rischiamo di smarrire la possibilità più semplice e preziosa: abitare davvero il nostro tempo.
Forse la sfida non è misurarlo, ma viverlo. Fermarsi, respirare, ascoltarsi. Dare valore alla lentezza, riscoprire la pazienza, custodire i silenzi. Riconoscere che il tempo non è infinito e che proprio questo limite lo rende prezioso. Perché il tempo, se sprecato, non torna più indietro: è un bene irripetibile, il tesoro più fragile che possediamo. E sta a noi decidere se lasciarlo svanire o trasformarlo in esperienza, in memoria, in vita.
Anna Magli
Caporedattore Glance Garda&More